26 Set Dickens, il Natale e la consapevolezza
Ebeneezer Scrooge, vecchio avaro e insensibile! Chi non ricorda il Canto di Natale? Nel meraviglioso racconto di Charles Dickens, a mezzanotte il burbero protagonista viene visitato da tre fantasmi del Natale: passato, presente e futuro. E solo quando quest’ultima figura alta, nera e silenziosa gli indica la morte nel disprezzo, ecco che Scrooge si sveglia e si redime. In sostanza, cambia direzione. In queste feste vessate da ingiustizie e violenze, l’idea di una nuova rotta abbraccia il nostro viaggiare consapevole in un anno in cui il turismo nello Stivale ha toccato livelli da record: uno studio della Banca d’Italia ha evidenziato come la spesa dei visitatori stranieri sia salita fino a superare i 54 miliardi di euro nel 2024, e per il 2025 il World Travel & Tourism Council stima che si supereranno i 60. Una crescita che porta con sé entusiasmo, ma anche responsabilità. Perché ogni viaggio lascia un’impronta, e la differenza sta nel decidere quanto profonda essa sia. A fianco di tutto questo, infatti, ci sono i nostri modi di intendere il viaggio, i nostri strumenti per costruire una vacanza che si libera dalle catene del turismo di massa. Un vero e proprio rinnovamento culturale, certificato da un’indagine di Statista (un’importante piattaforma tedesca di ricerca) che ha sottolineato come la familiarità degli italiani con il concetto di turismo sostenibile sia aumentata significativamente negli ultimi dieci anni, a dimostrazione del fatto che la consapevolezza non è più una nicchia. Se Dickens ci insegna che anche il più gretto dei taccagni può cambiare, possiamo applicare la sua morale al modo in cui viaggiamo e farlo anche durante i weekend avventizi e le gite di Capodanno. Nulla vieta di passeggiare nell’affollato mercatino ai piedi delle Alpi, per carità; ma esplorare quieti borghi o realtà immerse nella natura non significa solo prediligere mete meno battute (e sarebbe illusorio pensare così di ridurre la pressione sulle destinazioni di punta), bensì contribuire a una distribuzione turistica più equa. Ci sono poi le scelte che hanno una ricaduta sul lavoro oltre che sul territorio: favorire gli operatori attenti all’ecologia, le piccole attività e le strutture ricettive che investono in efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. Viaggiare consapevolmente significa voler vivere esperienze autentiche, significa voler conoscere. Che si parta dopo aver pianificato con cura o si decida solo una volta giunti a un bivio in che direzione andare, non fa differenza se proviamo a guardare il luogo che visitiamo come Dickens descrisse il suo Natale ritrovato: luminoso e bisognoso di attenzione. Se il fantasma del futuro ci mostrasse le nostre città, le coste e le montagne tra vent’anni, capiremmo più facilmente quanto ogni gesto conta. E il viaggio tornerebbe ad avere quell’equilibrio magico che la sua essenza contiene. Un dono che lasciamo, non solo che riceviamo.
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